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La storia più antica del territorio di Ceto è scritta nelle rocce di arenaria che affiorano nei boschi di Nadro: straordinarie incisioni rupestri preistoriche, segni, immagini simboliche, ad opera di popolazioni che hanno abitato i luoghi della Vallecamonica. Si tratta di un libro all’aperto che permette di ricostruire parzialmente la vita materiale e intellettuale di queste antiche genti per circa 6000 anni, dal periodo Neolitico all’Alto Medioevo. Sulla stessa pietra, a breve distanza o sovrapposte, si trovano le espressioni intellettuali e grafiche di culture estremamente diverse che hanno mantenuto nei millenni la tradizione dell’incidere, come mezzo di comunicazione, rito propiziatorio o manifestazione religiosa. Ecco allora le scene di culto solare, di culto del cane, composizioni di oranti (figure in atteggiamento di adorazione con le braccia alzate), scene di accoppiamento, testimonianza diretta dei culti praticati, quasi sempre legati al mondo della natura. Seguono le composizioni monumentali, indici di grandi innovazioni culturali e l’introduzione della metallurgia: asce, alabarde e pugnali. L’età del Bronzo e del Ferro è ampiamente rappresentata con scene di attività quotidiana: la caccia, l'aratura dei campi, la semina, i duelli, i riti religiosi, la simbologia e via via i caratteri nord-etruschi e latini, le croci medievali sovrapposte al tutto, quasi a voler esorcizzare un passato "oscuro ed eretico". Non si può parlare di Ceto a prescindere da questa straordinaria testimonianza culturale che ci arriva, quasi intatta, preservata dalla natura, da un passato che è la nostra radice più profonda. Oggi tutto questo è compreso in una vasta area sottoposta a salvaguardia dalla Regione Lombardia: la Riserva Naturale delle Incisioni Rupestri di Ceto, Cimbergo e Paspardo: un patrimonio che l’UNESCO ha incluso nella lista dei monumenti definiti di interesse culturale mondiale per l’Umanità. Vedi articolo pubblicato su ITINERA |
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