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Le vicende che, in epoca storica, coinvolgono il Comune di Ceto, non sembrano distinguersi da quelle che riguardano più ampiamente tutta la Valle Camonica: da quando i Romani, nel 16 d.C., arrivarono in Valle, alle invasioni barbariche dei Longobardi nel sec. V, ai Franchi di Carlo Magno, che attraverso i suoi "Valvassori" amministra le terre del suo grande feudo, a quando il Vescovo di Brescia diventa l’effettivo padrone della Valle e a lui i vari signorotti si rivolgono per ricevere l’investitura dei feudi. Non sono pervenute grandi memorie scritte, ma è certo che già nei secoli XI e XII la terra di Ceto aveva vincoli feudali, come tutta la Valle, con la Curia Bresciana. Alla località di "Figna" e a Nadro è legata gran parte della documentazione rinvenuta negli archivi vescovili e riguarda in modo particolare l’amministrazione del territorio e dei beni attraverso nobili famiglie quali i "De Figna", i "Botelli", i "Gaioni". Ma cosa c’era a Figna? Lo storico camuno Don Alessandro Sina scrive: "Figna: ecco una località che diede nome ad un castello, come ad una famiglia che fu tra le più distinte in Valle Camonica, nel secolo decimoquarto, ma che è ignorata dai più… Figna adunque era, almeno nel ‘300, quel tratto di territorio che incominciando poco al di sopra dell’abitato di Ceto si estendeva verso Cimbergo fino alla valle in un punto della quale, poco discosto dalla chiesa dei SS. Faustino e Giovita, sopra una elevazione del terreno o piccolo colle, si ergeva un castello che dalla località aveva preso il nome".
Dal 1255 compaiono i nobili "Botelli" di Cemmo, che amministrano possedimenti vescovili nel territorio di Nadro fino a tutto il XIV sec., mentre dei "de Figna" non si hanno più notizie dal 1302. Nel 1423 si affianca a quella dei Botelli un’altra famiglia originaria di Esine, i "Gaioni", che si insedia a Nadro nei caseggiati e nella torre già di proprietà del vescovo di Brescia e dei suoi feudatari.
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